Home Uncategorized La polizza assicurativa quale strumento di tutela patrimoniale

La polizza assicurativa quale strumento di tutela patrimoniale

23
0

La polizza assicurativa è uno strumento che consente di esplicare, tra le altre, anche una efficacia assolutamente protettiva e segregativa del nostro patrimonio. Negli ultimi anni si sono soprattutto diffuse quelle polizze unit linked che hanno la caratteristica di essere sia strumenti di tipo previdenziale ma che dispongono anche di una notevole componente finanziaria, cioè vera e propria liquidità.

Attraverso la polizza assicurativa viene garantita l’assoluta impignorabilità e l’impossibilità di espropriare le somme assicurate.

Nelle polizze assicurative che riguardano il rischio puro del caso morte è il soggetto contraente ad assicurare il rischio, che è appunto quello dell’evento morte, attraverso il pagamento di un determinato canone. Al verificarsi della condizione/evento, la società assicurativa provvede al pagamento nei confronti del beneficiario di un determinato capitale o di una rendita secondo com’è strutturata la polizza. Dal punto di vista fiscale al verificarsi del sinistro la società provvede a risarcire il soggetto beneficiario, la somma trattandosi di un indennizzo non è soggetta ad alcuna tassazione.

La polizza assicurativa è uno strumento personalizzabile e flessibile, posso stabilire il beneficiario e gli importi che posso in ogni momento modificare liberamente.

Per quanto riguarda la tutela del patrimonio del soggetto assicurato una delle peculiarità fondamentale della polizza assicurativa è quella garantita dall’articolo 1923 del codice civile il quale dispone che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

Nel momento in cui noi andiamo a vincolare del denaro, all’apparenza qualsiasi cosa accada esso è tutelato. L’articolo 1923 del c.c. prevede, tuttavia, che sono salvi, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle relative alla collazione, imputazione e alla riduzione delle donazioni. Quindi le uniche disposizioni del Codice civile che consentono di fare breccia rispetto a una polizza con funzione previdenziale sono tipicamente in caso di morte, solo quelle situazioni previste dall’art. 1923 c.c..

In giurisprudenza, ricordiamo alcune sentenze rappresentative della forza segregativa della polizza assicurativa, quale ad esempio la sentenza del tribunale di Verona 2019 del 17 aprile 2019. Nella citata sentenza, i Giudici asseriscono che il fondo pensione ha natura di prodotto di previdenza complementare in quanto è finalizzato a costruire un piano di previdenza per l’erogazione di un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio. Di conseguenza, se il fondo è in fase di accumulo, è intangibile e non può essere sottoposto a sequestro conservativo. Quindi, dal momento in cui noi siamo in fase di versamento dei premi essi fuoriescono dalla sfera giuridica del versante, ovvero dal possesso del soggetto che li ha eseguiti sfuggendo, così, all’istituto del sequestro conservativo.

Anche laddove, la polizza vita, abbia carattere finanziario, essa ai sensi del citato art. 1923 c.c., non può essere sottoposta al provvedimento esecutivo cautelare.

I giudici, con la citata sentenza, asseriscono che nonostante il carattere dell’impignorabilità e insequestrabilità della polizza dipende fondamentalmente dalla funzione previdenziale che riveste la polizza, tale funzione previdenziale non viene meno se la polizza ha carattere finanziario ovvero costruita attraverso dei rendimenti. Pertanto, anche le polizze vita con carattere finanziario possono beneficiare della protezione offerta dall’articolo 1923 del codice civile.

Anche la Corte di Cassazione a Sezioni unite nel 2008 con la sentenza n. 8271 ha escluso la possibilità di un’interpretazione restrittiva dell’articolo 1923 del codice civile in virtù del rilievo costituzionale del valore della previdenza che essa è diretta a tutelare, soprattutto considerata l’affinità che tali polizze oramai rivestono rispetto a quelle elaborate dalle assicurazioni sociali.

L’assicurazione sulla vita rimane in vigore anche dopo la dichiarazione di fallimento del contraente o del beneficiario. La protezione offerta dalla qualità assicurativa è sicuramente massima. Tra le polizze che si stanno affermando vi sono  di polizze unit linked e le index linked. Sono polizze, definite dal decreto legislativo 209 del 2005, le cui prestazioni principali sono direttamente collegate al valore di quote di organismi di investimento collettivo. Sono polizze che accanto alla loro funzione tipica previdenziale caso vita e caso morte, prevedono una componente finanziaria più o meno spiccata ed in alcuni casi predominante rispetto alla funzione previdenziale.

Dal punto di vista fiscale, è importante inquadrare la polizza unit linked come prodotto assicurativo piuttosto che come un prodotto finanziario. Il D.Lgs. 68 del 2018, nel classificare le polizze, dispone che le unit linked sono ricondotte nell’alveo della disciplina specifica dei contratti di assicurazione e di conseguenza. avendo natura anche previdenziale, possiamo sostenere che le stesse godono dei benefici citati e sono trattate a livello fiscale come le polizze caso vita / morte in luogo di meri strumenti finanziari.

La giurisprudenza che definisce le polizze unit linked come contratti assicurativi è varia. La Corte di Giustizia europea nella causa 2016 n. 542, ha stabilito chiaramente che un contratto di assicurazione sulla vita di capitalizzazione come la unit linked deve prevedere un pagamento di un premio da parte dell’assicurato e in cambio di tale pagamento la fornitura di una prestazione da parte dell’assicurazione in caso di decesso dell’assicurato o verificarsi di un altro evento di cui al contratto in discorso. La Corte di Cassazione con la sentenza numero 63019 del 2019 evidenzia la necessità di entrare nel merito delle caratteristiche della polizza definendole strumenti finanziari (e non assicurativi) laddove il rischio demografico sia praticamente assente.

Occorre quindi preventivamente esaminare bene la polizza e accertarsi che essa vada a coprire anche il rischio demografico per poterla definirla quale contratto assicurativo. Accertata tale condizione, avremo una tassazione posticipata al momento in cui si incasseranno le somme da parte della società di assicurazione e applicando l’imposta sostitutiva del 26% sui maggior valori oltre alla protezione offertaci dall’art.  1923 quali l’esclusione da azioni esecutive e cautelari e la possibilità di escludere le somme erogato dall’assicurazione dalla formazione dell’attivo ereditario evitando l’erosione delle franchigie successorie.

In difetto delle caratteristiche assicurative, ovvero quando la polizza è fortemente sbilanciata verso la componente finanziaria, risultando assente quella previdenziale, in tal caso vengono meno le condizioni di vantaggio anzi citate.

Dott. Alessio D’Oca

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui