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IL TRUST

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ilTrust è un istituto noto ma spesso frainteso nel suo impiego.
È un istituto molto versatile e può assumere diverse forme In questo articolo descriveremo gli elementi basilari e alcuni suoi principali utilizzi.
Il Trust è un istituto che deriva da una matrice anglosassone e si è sviluppato quindi nei paesi del Common Law. Ha fatto l’ingresso nell’ordinamento italiano con la ratifica della Convenzione dell’Aja nel 1989. L’istituto è entrato in vigore nel 1992.

Nella sua struttura essenziale vi è la presenza di tre soggetti, che non devono essere necessariamente persone diverse, potendo, infatti, in alcuni casi coincidere.
1) Il disponente (settlor);
2) Il Trustee;
3) Il beneficiario/i.

Vi può altresì essere la figura del gurdiano, più avanti descritta.

Il Trust è caratterizzato dai seguenti elementi.

  1. I beni che sono stati costituiti in Trust. Rappresentano una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del Trustee, per cui quest’ultimo non può essere aggredito per i beni che sono stati messi a disposizione del trust dal disponente. I beni in trust sono dal punto di vista giuridico intestati al trustee o ad un altro soggetto per conto del trustee, in quanto il disponente si è spogliato dei beni stessi.
  2. Il trustee che ha il potere e il dovere (quindi deve anche rendere conto) di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust secondo le norme imposte dalla legge. Il Trustee, quindi, ha in sostanza la funzione di custodia dei beni che è concessa dal disponente. Quest’ultimo, infatti, costituendo il trust, si è affidato (trust sta proprio per affidamento) e ha dato l’affido dei propri beni al Trustee che deve, come detto, custodirli secondo le direttive date dal disponente e li dovrà poi trasmettere, quando sarà il momento ai beneficiari.

“l’EFFETTO PRINCIPALE DEL TRUST E’ QUELLO DI SEGREGARE IL PATRIMONIO”

Quindi l’effetto principale di un trust è quello di segregare un patrimonio affinché esso non possa più essere aggredito dai creditori (eredi o coniugi) del disponente, del trustee o anche dei beneficiari. Vi sarà pertanto un patrimonio che esce dalla sfera del disponente ma che non entra in quella del trustee.

la

costituzione di un Trust avviene mediante un atto con il quale il disponente, esprime la volontà di istituire un Trust decidendo di vincolare i beni in esso. L’atto è definito “Atto Istitutivo”. È un atto assimilabile ad un atto costitutivo di una società. In esso vi sono contenute le disposizioni che regolano i rapporti tra le varie figure e la gestione del patrimonio segregato.

Oltre all’atto istitutivo, il trust è caratterizzato dall’atto dispositivo con il quale il disponente vincola i beni in Trust ed è generalmente un negozio a titolo gratuito.

Rimanendo nel paragone con le società, è come se dopo la costituzione, vi fossero atti che dispongono aumenti di capitale sociale apportando dei beni nella società.

Gli atti di disposizione dei beni in trust non sono obbligatoriamente contestuali all’atto istitutivo, anzi di solito lo si esclude; essi vengono posti in essere successivamente. Vi possono essere uno o più atti dispositivi.

Tornando agli attori del trust…

chi

è il Disponente (Settlor)? Può essere chiunque. Generalmente una persona fisica, presente di solito solo nella fase costitutiva del Trust, poi dovrebbe uscire di scena avendo esaurito il suo compito che è quello di mettere i beni del trust e poi farlo gestire dal trustee secondo le sue linee guida. Sul punto, sono note le lettere of wishes ovvero lettere in cui il disponente indica le direttive o i desideri al Trustee di come gestire il Trust. Non sfuggirà che il punto di forza del trust, affinchè funzioni perfettamente e sia solido, è proprio la discrezionalità che ha il Trustee nel gestire senza alcuna ingerenza del disponente. Chiaramente senza arrecare danno ai valori del patrimonio nel trust. L’eventuale ingerenza del disponente potrebbe far considerare il Trust civilisticamente debole e fiscalmente interposto con uno svilimento della natura dell’istituto.

Il disponente può anche essere il beneficiario dei frutti generati dal patrimonio del trust ma non può essere il beneficiario degli stessi beni da lui conferiti, in quanto per essere valido, dal punto di vista fiscale, il trust deve essere irrevocabile. Il disponente potrebbe ad esempio continuare ad abitare nella casa di abitazione inserita nel trust ma la gestione dell’immobile sarà affidata al Trustee che poi trasferirà ai beneficiari finali.

La seconda figura è il Trustee. Può essere una persona fisica o una società. Scelto a discrezione dal disponente, il Trustee ha il compito di amministrare, gestire e disporre i beni in trust a favore dei beneficiari secondo le indicazioni dettate nell’atto istitutivo del trust e sulla base dei desideri del disponente.

Altra figura è il Guardiano (protector). Anche lui può essere una persona fisica, società o anche un professionista. Sono chiaramente figure di fiducia del disponente e viene nominato, solitamente da esso nell’atto istitutivo o in un atto separato trasmesso al Trustee. È una figura opzionale, per cui può anche non esserci, ma è sicuramente molto utile e opportuna perchè ha il compito di controllare e nel contempo assistere il trustee nella gestione del patrimonio. Nel paragone fatto prima con la società, potrebbe essere assimilato al collegio sindacale. Se il Guardiano viene nominato, è opportuno che nell’atto istitutivo siano previste delle clausole che ne dispongano le forme e le modalità di nomina, accettazione, revoca e successione del guardiano stesso.

Infine i beneficiari. Sono i destinatari del patrimonio che il disponente ha messo nel trust. I beneficiari possono essere destinatari del patrimonio, dei frutti del patrimonio o di entrambe le cose. Quindi possono essere beneficiari di reddito, di patrimonio o di reddito e patrimonio.

I beneficiari del reddito sono coloro ai quali viene attribuito il reddito prodotto dal trust mentre esso è in vita.

I beneficiari finali del trust, invece, sono i soggetti ai quali viene attribuito il fondo in Trust al termine di vita di esso.

I beneficiari possono essere sia indicati dal disponente già nell’atto istitutivo o anche in un secondo momento. Possono essere indicati anche da un terzo designato (ad esempio il guardiano), sulla base dei desideri del disponente. Per beneficiari possono anche essere stabilite persone fisiche che non sono ancora in vita. È possibile, ad esempio, indicare come beneficiario il nipote non ancora nato, quindi un beneficiario futuro che ancora non esiste. Ciò non è possible farlo in una normale successione.

Alcune tipologie di Trust

  • Trust con beneficiari, quindi nell’interesse di un beneficiario (trasparenti).
  • Trust di scopo, costituiti per un determinato fine.
  • Trust liberali creati, ad esempio, per regolamentare gli assetti familiari;
  • Trust commerciali creati, per esempio, per disporre la segregazione di attività dell’impresa a titolo di garanzia. Si può anche mettere in Trust un’impresa intera e poi potrebbe restare anche per diversi anni a garanzia per un fine specifico.

“il trust e’ uno strumento versatile”

Spesso il Trust viene istituito per finalità donatorie e/o successorie, quindi per trasmettere il patrimonio da una persona fisica ai suoi eredi o anche terzi. Pertanto, usato per un passaggio generazionale o, nei trust di tipo familiare, per disporre dei beni da lasciare ai figli.i scopi

Con il Trust, ad esempio, il disponente potrebbe stabilire (sempre senza mai ledere la quota di legittima) che l’azienda venga attribuita al figlio che vuole seguire l’attività paterna, mentre lasciare gli immobili all’altro figlio non interessato all’attività imprenditoriale. In una normale successione senza un testamento i beni sono divisi equamente tutti quanti fra tutti gli eredi.

Possiamo avere anche il caso di 3 disponenti, ad esempio Fratelli che hanno le quote nella società, che possono costituire 3 distinti panieri che andranno alle 3 tre famiglie.

Vi può essere ancora il caso di un Trust per disabili. Se il disponente ha un figlio disabile, può disporre che una parte del patrimonio del trust, oppure i frutti di esso, vengano destinati al mantenimento del figlio disabile per tutta la vita del figlio. Alla morte del figlio disabile, agli altri eredi verrà trasmesso tutto il resto del patrimonio.

Il Trust può essere usato anche per la protezione contro le aggressioni ai discendenti. Se uno dei figli è, per esempio, imprenditore, i beni in Trust impediscono che un suo creditore possa aggredirli.

Altro esempio può essere il caso di separazione o di divorzio. Si può costituire un trust per mettere dentro la casa di abitazione e gli obblighi di mantenimento dei figli. In questo caso il Trust protegge dalle problematiche che possono avere entrambi i coniugi o eventuali problemi con i creditori da parte dei due ex coniugi. O ancora il caso di famiglie di fatto o per la tutela della compagna. Mettiamo il caso in cui non ci sia un matrimonio. Quindi in assenza del trust la compagna non sarebbe erede ma in questo caso si può creare un trust che dura fino alla morte del disponente. I frutti andranno alla compagna convivente e i beneficiari dei beni saranno poi i figli.

Si può costituire un trust per la gestione del patrimonio immobiliare. La gestione potrebbe essere affidata al trustee, disponendo ad esempio che i figli non potranno avere nulla degli immobili se non i frutti (ad esempio gli affitti) e al raggiungimento di una certà età entrare in possesso come beneficiari degli immobili contenuti nel trust.

Il Trust di garanzia potrebbe essere sia un Trust con beneficiari o di scopo. Viene istituito per garantire un determinato evento. Un esempio di questo Trust potebbe essere quello chiamato Tempere. Il Disponente e il futuro acquirente istituiscono questo trust affinché il trustee decorso un determinato periodo di tempo, se nessuno ha offerto un prezzo superiore a quello stabilito nel momento di disposizione dei beni in trust, venda i quadri all’acquirente. Il Trust in questo caso ha funzione di garanzia.

Il Trust in Italia è considerato un’ente non commerciale, esso è un mero vincolo giuridico e  non ha una personalità giuridica. È soggetto alle imposte dirette sui frutti che maturano dalla gestione patrimoniale e alle imposte indirette da liquidarsi solo in determinati momenti come ad esempio per l’immissione dei beni in Trust o per la destinazione finale del patrimonio

Il trust può essere trasparente o opaco, secondo se sono stati o meno designate i beneficiari.

Il Trust può essere tassato alla fonte (interposto).

Nel Trust fiscalmente trasparente si determina la base imponibile ma le imposte son pagate dai beneficiari dei frutti. Invece nel trust fiscalmente opaco, non essendoci destinatari, l’imposta viene pagata dal Trust ed è soggetta ad IRES come se fosse una normale società di capitali

Il trust può essere anche soggetto ad imposte di donazione o a imposte ipo-catastali nel caso di trasferimento di beni immobili. L’imposta sulle donazione è la medesima di quella prevista per le successioni. Quindi, ricordiamo, la franchigia di un milione di euro per coniuge, ascendenti e discendenti in linea retta e di euro 100.000 per fratelli e sorelle. Le aliquote sull’eccedenza pari a 4% nel primo caso, e al 6% per fratelli e sorelle (per la parte che eccede la franchigia). Se non ci sono beneficiari identificati l’aliquota dell’imposta è pari all’8%.

Le imposte ipo-catastali si pagano solo in caso di apporto di beni immobili ed è pari al 3% (1+2).

                                                                                                                      Dott. Alessio D’Oca

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